Viaggio para-ferroviario a Genova

Ogni motivo è buono per una salutare gita a Genova, e l’altro giorno ne ho colto uno un po’ particolare: un viaggio tra le funicolari di questa città. Per me non si traFerrovia Principe Granarolotta di una grande scoperta: la parte bassa della città di Biella, infatti, è collegata con il quartiere medievale del Piazzo da una bellissima funicolare, molto panoramica, che meriterebbe forse molta più attenzione, anche sotto l’aspetto di vera e propria attrazione turistica, di quella che ottiene.

Ma torniamo alla gita genovese. Dopo essere giunto alla stazione ferroviaria di Piazza Principe (ovviamente non per via diretta, ma cambiando ad Arquata Scrivia, per percorrere la “linea storica”, che, non passando quasi mai in galleria, permette di godere dei panorami mozzafiato dell’entroterra), mi sono diretto verso la Ferrovia Principe-Granarolo (ferrovia e non funicolare perchè dotata di un impianto a cremagliera). Si trova appena alle spalle della stazione, un po’ più in alto verso il terminal traghetti, vicino a una torre. L’aspetto generale è piuttosto dimesso: la stazioncina di partenza è in pessimo stato, con l’insegna che una volta doveva essere luminosa ed oggi ridotta ad un rottame arrugginito. La vetturetta rossa era lì pronta al capolinea. Una volta fatti i biglietti, presso il baretto immediatamente adiacente, sono salito a bordo. Si tratta di un vagoncino dall’aspetto anticheggiante, rivestito in legno. Una targhetta dice che la capienza è di 45 persone. Non so veramente come potessero starci.
I passeggeri sono pochissimi, qualche anziana signora e una donna carica di sacchi della spesa. Dopo pochi minuti, arriva il conducente, saluta i presenti, e avvia il motore girando tra mille sforzi e gemiti un pesantissimo volano.

Sferragliamo pochi metri, salendo di qualche metro, dapprima paralleli ad una scalinata, per fermarci proprio quando la ferrovia incomincia ad assumere un bell’aspetto, inoltrandosi in un budello tra i muri delle case.

La linea è al momento, infatti, limitata all’altezza di via Bari. Il trenino percorre solo poche centinaia di metri, così ha perso oggi ogni utilità. Peccato. Presto probabilmente verrà definitivamente soppresso e rimarranno, come delle ferrovie elettriche biellesi, solo qualche rudere e tanti ricordi.

Ma questa non è che la prima tappa del mio viaggio. Chiedo consiglio al macchinista su come raggiungere la prossima meta: la funicolare Zecca-Righi. Un addetto alla manutenzione si offre di accompagnarmi per un tratto, costeggiando il viale che conduce alla stazione marittima, e mi propone una interessante deviazione: è diretto verso l’ascensore del Montegalletto, e ne decanta la complessità e l’unicità dal punto di vista della meccanica. Decido di seguirlo, e mi trovo in un posto davvero unico al mondo: una cabina vetrata che percorre, ad una velocità sostenuta, duecento metri in orizzontale di una galleria che conduce ad un vano sotterraneo nel quale un meccanismo totalmente automatico aggancia il cubicolo e lo trasporta, a mo’ di ascensore, per una sessantina di metri, sin sotto il castello d’Albertis, da cui si gode di una splendida vista su tutto il porto.

Un rapido giro per corso Dogali e di nuovo giù con l’ascensore. Davvero una esperienza emozionante, pensare di essere appeso ad un gancio e di penzolare all’altezza di un palazzo di venti piani. Terminato il viaggio, il meccanico, imoegnato nella manutenzione ordinaria dell’impianto, mi riconosce e mi chiede come è stato. Davvero straordinario. Anche per le facce stralunate delle anziane passeggere che evidentemente mai si sarebbero immaginate che un turista potesse visitare come una attrazione quel posto, con tanto di macchina fotografica!

Percorrendo via Balbi, giungo in Largo della Zecca, dove, seminascosta e lurida, si intravede l’insegna della funicolare per il Righi.

Qui il contesto è totalmente diverso: la stazione di partenza assomiglia un po’ più ad una metropolitana, e la vettura che arriva dopo pochi minuti è decisamente più moderna e capiente. Saliamo per un primo tratto all’interno di una galleria, per poi inoltrarci in un tracciato che, tra saliscendi degni delle migliori montagne russe, scorre in una specie di trincea verso il Righi, un avamposto sulle colline che dominano genova dall’alto. Un anziano viaggiatore, avvicinatomi incuriosito dalla mia attenzione durante il viaggio, mi fa da guida per qualche metro. Dalla stazione di arrivo si gode di uno spettacolo unico: da Savona fino a Portofino, dalla ferrovia Genova-Casella, che scorre qualche metro più in giù, al cimitero di Staglieno, al groviglio autostradale su infiniti piani sovrapposti.

Il vecchietto continua a decantarmi con il suo meraviglioso accento le grandezze di Genova e l’operosità degli abitanti, mi illusFunicolare di S.Annatra le caratteristiche delle mura della città. Il tempo passa, e ormai ci siamo diretti fin verso al bivio da cui inizia il sentiero che conduce ai forti. Saluto l’improvvisata guida e mi inoltro in una passeggiata che mi condurrà ad ammirare panorami unici, appena intristiti dalla foschia e dal colorito invernale della vegetazione.

Tornato a valle, una focaccia, qualche altra peregrinazione per giungere, nel tardo pomeriggio alla funicolare di S.Anna, un impianto una volta azionato con il peso dell’acqua, e che oggi assomiglia tantissimo alla funicolare di Biella. Arrivato in corso Magenta, la stanchezza si fa sentire, e dopo un momento di relax nel parco di Villa Gruber, splendida dimora lasciata in uno stato di decadenza quasi “romantico” e parzialmente occupata da una caserma dei Carabinieri, faccio ritorno al caro vecchio Regionale delle 17.30 per Novara. Appena giunto a bordo, crollo sulle luride poltroncine di gomma nera. Non aprirò occhio fino ad Alessandria, svegliandomi all’ultimo momento utile per buttarmi giù dal treno. Ancora stavolta la Fatina delle FS mi ha salvato da un risveglio a Mortara!

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